Succede, a volte, che un libro riesca a mettere in discussione tutto ciò in cui credi semplicemente dall’incipit. Kang, nel suo romanzo forse più famoso “La Vegetariana”, mette nero su bianco qualcosa di cui non vorremmo leggere.
TRAMA:
«Ho fatto un sogno» dice Yeong-hye, e da quel sogno di sangue e di boschi scuri nasce il suo rifiuto radicale di mangiare, cucinare e servire carne, che la famiglia accoglie dapprima con costernazione e poi con fastidio e rabbia crescenti. È il primo stadio di un distacco in tre atti, un percorso di trascendenza distruttiva che infetta anche coloro che sono vicini alla protagonista, e dalle convenzioni si allarga al desiderio, per abbracciare infine l'ideale di un'estatica dissoluzione nell'indifferenza vegetale. La scrittura cristallina di Han Kang esplora la conturbante bellezza delle forme di rinuncia più estreme, accompagnando il lettore fra i crepacci che si aprono nell'ordinario quando si inceppa il principio di realtà – proprio come avviene nei sogni più pericolosi.
PARLIAMONE!
Una storia sgradevole, paurosa e violenta senza mai dar voce alla stessa Yeong-hye, che subisce ciò che le si riversa contro. Il libro è suddiviso in tre parti, tre diversi punti di vista che narrano le vicende di una donna che inizia a svanire. Si parte col marito, che la considera “del tutto insignificante”, per passare al cognato – che approfitta del suo stato mentale – fino ad arrivare alla sorella stessa, che si occupa di lei nei suoi ultimi giorni di vita.
Ma perché proprio “La Vegetariana”? Kang, nelle poche righe che concede alla protagonista, racconta di un sogno fatto di sangue e purificazione attraverso la carne e la morte stessa impartita agli animali. Yeong-hye smette di mangiare tutto ciò che è una volta è stato vivo, regredendo sempre di più all’ombra di sé stessa. È un viaggio onirico e lacerante quello che la scrittrice ci impone, senza via d’uscita effettiva in quanto il destino della donna sembra già segnato dalle stesse persone che avrebbero dovuto occuparsi di lei, amarla. Yeong-hye si spegne tra le parole di Kang, si strappa la sua stessa carne di dosso per trasformarsi in qualcosa di nuovo, inaspettato. Non sono solo disordini alimentari, ma disfacimento del corpo in attesa che sopraggiunga la morte. Una morte che lo stesso lettore quasi invoca per la donna, per quanto immorale possa essere per la maggior parte della gente.
È stato un viaggio che non mi sarei mai immaginata di poter affrontare in questo modo. I disturbi mentali e alimentari di Yeong-hye, la violenza sessuale subita, ai limiti del consenso, e la perdita della propria mente e del corpo vengono narrati in una maniera così cruda ma, quasi come fosse un ossimoro, delicata che è impossibile staccarsi dalle pagine. L’autrice non lascia nulla al caso, piccoli tasselli che mostrano una donna fragile senza mai dichiarare apertamente di cosa soffra, ecco quello che mi ha più colpita nel corso della lettura. Mi sembrava quasi di vedere la protagonista di fronte a me, un fuscello fragile ma mai spezzato, tanto da provare dolore parola dopo parola.
Bene, adesso che sono riuscita a scrivere qualcosa di semiserio credo che sia arrivato il momento di esprimermi come solo una millenial sa fare…ovvero attraverso i meme!
Ecco quindi le mie reazioni durante la lettura, una per ogni atto.
Voi, però, fatemi sapere se lo avete letto e cosa ne pensate nei commenti!
Voi, però, fatemi sapere se lo avete letto e cosa ne pensate nei commenti!
1. La vegetariana:
2. La Macchia Mongolica:
3. Fiamme verdi: